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I servizi pubblici PDF Stampa E-mail



 

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Per la scienza giuridica la locuzione “servizi pubblici” è un rebus che muta e si rinnova nel tempo.

È più corretto usare l’espressione “locuzione” in luogo di “nozione”, perché i servizi pubblici non dànno forma a una categoria unitaria, riconducibile ad una sistematica organica, riflesso di una loro precisa ontologia.

Quando, in epoca liberale lo Stato era “minimo”, la principale linea di demarcazione sembrava cadere nella distinzione tra “funzioni” e “servizi” pubblici. Solo le prime erano espressione dell’autorità dei pubblici poteri. Col XX secolo e l’affermazione dello Stato del benessere questa dicotomia è divenuta stretta, dilatandosi invece il perimetro dei servizi pubblici. Ci si è chiesto, al proposito, se essi debbano qualificarsi così in forza di una ragione “soggettiva” oppure “oggettiva”.

Nell’ordinamento francese si è avuta una linea di sviluppo peculiare, affermandosi una concezione onnicomprensiva di service public, assorbente rispetto alle precedenti distinzioni.

In Italia, la Costituzione contiene riferimenti diretti e mediati ai servizi pubblici. Stabilisce uno specifico regime per quelli “essenziali”: la riserva statale originaria. Presuppone limiti e condizioni all’iniziativa economica privata a tutela d’interessi collettivi. Immagina l’impresa come privata e pubblica. Rende doveroso per le istituzioni repubblicane garantire alla cittadinanza l’istruzione di base e superiore, l’informazione pluralistica, la promozione culturale, la sanità, l’assistenza, la tutela del risparmio. Essa, quindi, riconduce a questo novero tanto attività di natura “industriale e commerciale”, quanto altre prestazioni a vocazione “sociale” l’organizzazione delle quali potrebbe non ricalcare il modello del mercato concorrenziale.

Il significato materiale di queste previsioni costituzionali viene poi influenzato dall’ordinamento sovranazionale nel quale non troviamo l’espressione “servizi pubblici”, ma altre a questa vicine: “servizi di interesse generale”, “servizi di interesse economico generale”, “servizio universale”, “obblighi e contratti di servizio pubblico”. Tali nozioni influenzano il regime giuridico dell’attività, se rimesso alla libertà d’iniziativa e di mercato o meno; riguardano le tecniche per mezzo delle quali i pubblici poteri debbono intervenire per correggere situazioni di fallimento del mercato; rinviano ad una nuova funzione dei pubblici poteri: la regolazione che promuove l’integrazione del mercati europeo garantendone concorrenzialità e tutela delle condizioni di accesso a servizi di base.

Tornando sul piano nazionale, la valenza giuridica proteiforme dei “servizi pubblici” è confermata dall’essere stati fatti rientrare nella dialettica sottesa al riparto della giurisdizione amministrativa e ordinaria.

Da queste sintetiche notazioni si ricava come i “servizi pubblici” non si prestino a essere ricondotti a una definizione unitaria e a un univoco inquadramento sistematico. Si pone così la necessità che l’interprete colga i vari significati delle differenti previsioni normative e delle molteplici soluzioni giurisprudenziali. Occorre muoversi all’interno di una pluralità di micro-sistemi, in modo da ponderare correttamente e tutelare di volta in volta gli interessi meritevoli di protezione da parte dell’ordinamento giuridico.

In considerazione di ciò, MVNVS. Rivista giuridica dei servizi pubblici intende costituire un riferimento scientifico in questa importante e complessa attività che impegna tanto la platea degli studiosi, quanto quella dei giudici, degli avvocati, degli amministratori, dei manager, dei tecnici, delle associazioni di utenti, insomma di tutti coloro che sono parte della comunità.


 

 
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