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Sull'affidamento di servizi da parte di consorzio intercomunale PDF Stampa E-mail

Nella sentenza n. 663 del 11 febbraio 2014, il Consiglio di Stato, sez. V, ha affermato che l’estensione di un contratto di appalto per il servizio di igiene urbana, stipulato da un consorzio di comuni costituito ai sensi dell’art. 31 del T.U.E.L. e disposto in favore di un Comune consorziato non previsto come destinatario del servizio nell’originario bando di gara, costituisce un affidamento diretto illegittimo.

Il caso è diverso da quello affrontato dalla Corte di giustizia europea nella sentenza del 9 giugno 2009, C-480/06, in cui si è sostenuto che non viola la concorrenza un contratto di cooperazione intercomunale nel quale si prevede la possibile estensione dell’attività di un impianto di termovalorizzazione di un comune ad altri comuni facenti parte dell’accordo. In quel caso, infatti, si trattava di accordo stipulato da autorità pubbliche senza la partecipazione di una parte privata e senza pregiudicare l’aggiudicazione di appalti eventualmente necessari per la costruzione e gestione dell’impianto. La fattispecie si allinea quindi all’orientamento espresso nella sentenza del 19 dicembre 2012, C-159/11, e nella sentenza del 13 giugno 2013, C-386/11, a mente delle quali “i contratti che istituiscono una cooperazione tra enti pubblici finalizzata a garantire l’adempimento di un servizio pubblico loro comune possono sottrarsi al diritto dell’Unione in materia di appalti pubblici solo a condizione – tra l’altro – di non porre un prestatore privato in una situazione privilegiata rispetto ai suoi concorrenti”.

Nel caso sottoposto all’attenzione del Consiglio di Stato, invece, l’estensione del contratto a un altro comune avrebbe dato all’appaltatore una posizione di indebito vantaggio rispetto alle imprese concorrenti. Ogni affidamento all’esterno del bacino territoriale ab origine delimitato dalla lex specialis corrisponde, infatti, a un affidamento estraneo alla precedente procedura e, come tale, configura un affidamento nuovo. Questo, peraltro, non può essere giustificato sulla base della clausola del capitolato speciale di appalto, in cui si prevede la possibilità di estendere il servizio ad altri comuni (anche non consorziati), che ne facciano richiesta poiché, afferma il giudice, sono così violate le norme dell’evidenza pubblica e i principi europei di concorrenza, parità di trattamento, trasparenza e pubblicità. Viene, infatti, reso indeterminato l’oggetto della gara e il contenuto del successivo contratto in quanto, in primo luogo, non sono definiti i soggetti destinatari e il valore economico delle estensioni contrattuali e, in secondo luogo, si consente all’impresa vincitrice di una sola gara di essere affidataria diretta di una serie potenzialmente illimitata di servizi.

Inoltre, nel caso affrontato dal Consiglio di Stato l’estensione contrattuale non è riconducibile all’affidamento di servizi complementari di cui all’art. 57, co. 5, lett. a, del codice dei contratti pubblici, per i quali è ammissibile l’uso di una procedura negoziata senza previa indizione del bando, poiché l’oggetto di cui si discute è un servizio della stessa tipologia di quello dedotto nel contratto, e non invece una prestazione distinta.

di M. ROVERSI MONACO

 
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