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La Corte dice no alle competenze regionali regolamentari in materia di smaltimento di rifiuti PDF Stampa E-mail

La sentenza della Corte costituzione 2 aprile 2014 n. 67 ha ad oggetto un giudizio promosso da società operanti nel settore di smaltimento rifiuti, che hanno impugnato il regolamento della Regione Puglia n. 18/2007, le correlate note dirigenziali del 7 agosto 2007 e la deliberazione della Giunta regionale della Puglia 26 luglio 2011, n. 1712, intitolata “Regolamento Garanzie finanziarie relative alle attività di smaltimento e di recupero di rifiuti – d.lgs. n. 152/2006. Criteri e modalità di presentazione e di utilizzo – Modifica”.

Nei giudizi a quibus il giudice rimettente osservava il carattere pregiudiziale della verifica di legittimità dell’art. 22, comma 2, della legge della Regione Puglia 28 dicembre 2006 n. 39, recante “Norme relative all’esercizio provvisorio del bilancio di previsione per l’anno finanziario 2007”, da cui i provvedimenti impugnati traevano origine. In particolare, secondo la disposizione citata «La Regione provvede entro trenta giorni, in via transitoria, alla determinazione delle garanzie finanziarie per la gestione degli impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti mediante adozione di apposito regolamento». Ad avviso del giudice rimettente, la norma sarebbe in contrasto con l’art. 117, comma 2, lettera s, e comma 6, della Costituzione e con l’art. 195, comma 2, lettera g), del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (c.d. Codice dell’ambiente), a norma del quale sono riservate allo Stato la determinazione dei requisiti e delle capacità tecniche e finanziarie per l’esercizio delle attività di gestione dei rifiuti, ivi compresi i criteri generali per la determinazione delle garanzie finanziarie in favore delle Regioni.

La disposizione impugnata, precisa preliminarmente la Corte, rientra nell’ambito della «tutela dell’ambiente e dell’ecosistema», di competenza esclusiva statale ai sensi dell’art. 117, comma 2, lettera s, della Costituzione, seppure incrocia anche altri interessi e competenze. Già in altre occasioni la Corte ha, peraltro, ribadito come detta disciplina sia riferita a «una materia che, per la molteplicità dei settori di intervento riveste un carattere di pervasività rispetto anche alle attribuzioni regionali» (sentenza n. 249 del 2009), atteso che la disciplina statale «costituisce, anche in attuazione degli obblighi comunitari, un livello di tutela uniforme e si impone sull'intero territorio nazionale» (sentenza n. 314 del 2009 e, analogamente, sentenze n. 62 del 2008 e n. 378 del 2007).

Il caso di specie risulta però di peculiare interesse perché la Corte considera inammissibile l’esercizio della potestà regolamentare regionale benché esercitata in via transitoria ritenendo che la Regione sia priva di competenza legislativa e regolamentare anche in assenza di criteri che spetta allo Stato determinare e rispetto ai quali non si sia provveduto. In proposito, la Corte ha, d'altronde, già affermato che «la competenza in tema di tutela dell’ambiente, in cui rientra la disciplina dei rifiuti, appartiene in via esclusiva allo Stato, non potendosi perciò ritenere ammissibili iniziative delle Regioni di regolamentare nel proprio ambito territoriale la materia (ex plurimis, sentenze n. 127 del 2010 e n. 314 del 2009), pur in assenza della relativa disciplina statale» (sentenza n. 373 del 2010). Infine, aggiunge la Corte, la ratio della norma violata dal legislatore regionale è riferibile all’esigenza di assicurare l’uniformità nella determinazione delle garanzie finanziarie che devono fornire tutti i gestori, a prescindere dall’obbligo di iscrizione all’Albo di cui all’art. 212, dlgs. n. 152/2006.

di C. VITALE

 
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