Munus

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Mancava una rivista giuridica, con ambizioni scientifiche, dedicata specificamente ai servizi pubblici. Si occupano del tema le riviste generaliste del diritto pubblico e del diritto dell’economia. Tra queste ultime, vi sono periodici che dedicano ampio spazio ai servizi pubblici, ma dalla prospettiva del mercato e della concorrenza. Vi sono, inoltre, alcuni siti internet dedicati all’argomento, ma essi si limitano a raccogliere sentenze e documenti.

La carenza di una rivista sui servizi pubblici potrebbe semplicemente significare che non ve ne sia bisogno. Ma questo rilievo è smentito dalla vastità e dall’importanza strategica del settore, costantemente al centro del dibattito scientifico, nonché dell’agenda politica ed economica italiana ed europea. Le principali trasformazioni che hanno investito, negli ultimi due decenni, lo Stato e il mercato passano, in gran parte, per l’attività di prestazione.

Per studiare i rapporti tra pubblico e privato, tra istituzioni e mercato, tra Stato e società, tra globale e locale, tra politica e amministrazione, tra libertà ed eguaglianza, tra individuo e associazione, i servizi pubblici rappresentano, anche in chiave storica, una fondamentale cartina di tornasole.

L’intento della rivista è di colmare il vuoto in campo giuridico e, al contempo, di creare un laboratorio scientifico che riesca a mettere insieme e a far dialogare diritto e scienze sociali, scienze umane e scienze dure, studiosi e operatori: non vi è, oggi, un’area che si presti più di quella dei servizi pubblici a un siffatto tentativo. Anche perché tale area attrae gli interessi di una pluralità di studiosi (economisti, scienziati politici, sociologi, ma anche ingegneri, architetti, medici, ecc.), ciascuno dei quali si avvicina ad esso continuando a parlare la propria lingua, con la conseguenza di una babele culturale. L’ambizione è di contribuire a una nuova koiné culturale, attraverso il graduale avvicinamento dei saperi e la costruzione di un linguaggio e di un patrimonio concettuale comune.

È opportuno fornire qualche elemento sulle ragioni che hanno spinto a denominare MVNUS questa rivista. Il termine latino, come è noto, riveste tre accezioni: incarico, obbligo, dono. In campo giuridico, conta soprattutto il primo significato: secondo Massimo Severo Giannini, si tratta di «un soggetto (in senso stretto) che in base a norma dell’ordinamento riceve il compito di curare un interesse altrui». Attraverso il munus pubblico, l’incaricato assume la cura di un interesse generale, di un interesse della collettività non entificata, “funzionalizzando”, si direbbe oggi, tale attività con riguardo all’interesse della comunità. Ma, ai nostri fini, è soprattutto la terza accezione, quella meno giuridica (il munus come dono), ad indirizzare la scelta del nome della rivista. Come sottolineato da Roberto Esposito, dal munus scaturisce l’idea di un dono che richiede di essere ricambiato, che vincola il ricevente nei confronti del donatore e degli altri membri della collettività, la quale riconosce nel munus comune la propria fonte di coesione. Il lemma è pregno di senso non soltanto isolatamente, ma anche accompagnato da un prefisso. In particolare, cum-munus introduce al concetto di communitas, anch’esso polimorfo, ma che allude all’unione di individui per il conseguimento di scopi che trascendono le proprie forze. E dalla combinazione tra munus e communitas si accede all’idea di un servizio reso alla comunità, alla quale il titolare del servizio è chiamato a rispondere. Insomma, il munus incarna alla perfezione il connubio tra privato e pubblico, tra interesse particolare e generale, tra individuo e comunità: un connubio che si rinviene anche nella nozione di servizio pubblico.

Qualche parola va spesa sulle linee attraverso cui MVNUS intende perseguire le proprie finalità.

Innanzitutto, si cercherà di partire dai fatti. Si propenderà, per così dire, per l’indicativo, il modo della realtà, piuttosto che per l’ottativo, il modo del desiderio e della potenzialità. Non perché sia pregiudizialmente da escludere il ragionamento de jure condendo, ma perché sui servizi pubblici vi è tutta una letteratura che approccia al tema in modo dogmatico, anziché ancorare il ragionamento giuridico su dati e riferimenti concreti. L’esigenza di fondare la riflessione scientifica su fatti e documenti, tra l’altro, spiega la ragione per cui alla versione cartacea si affiancherà un sito internet, nel quale si procederà al costante aggiornamento dei materiali. In secondo luogo, la rivista è giuridica, ma l’ambizione è che essa possa divenire, nel tempo, una sede interdisciplinare di confronto tra esperti di diverse branche del sapere, anche attraverso il coinvolgimento degli operatori. In terzo luogo, la rivista intende occuparsi di tutti i servizi pubblici, nazionali e locali, di interesse economico e di interesse sociale. E intende farlo in una prospettiva europea e comparata, dando significativo spazio allo studio delle esperienze degli altri paesi. In quarto luogo, questa iniziativa editoriale nasce nella cittadella felice dell’Università Suor Orsola di Napoli. Ne deriva che, pur volgendo lo sguardo al vasto orizzonte europeo e nazionale, la vicinitas implica una particolare attenzione al Mezzogiorno. In quinto luogo, la rivista intende essere un luogo di discussione aperto e plurale, dando cittadinanza a voci e idee diverse, senza preclusioni ideologiche o di scuola e rifuggendo da soluzioni precostituite. Il solo limite sarà qualitativo, mirandosi a dar vita a un prodotto scientificamente elevato.


 
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