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La Corte di Giustizia ha condannato l’Italia per non aver rispettato la normativa comunitaria in materia di rifiuti nella Regione Lazio.

Tipologia dell'atto
Sentenza
Organo
Corte di Giustizia dell'Unione Europea
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con la sentenza del 15.10.2014 nella causa n. C-323/13, ha accolto il ricorso per inadempimento ex art. 258 TFUE proposto dalla Commissione Europea nei confronti della Repubblica Italiana. La Commissione, in particolare, denunciava che la Repubblica Italiana non avesse adottato le misure necessarie ad evitare che una parte dei rifiuti dei SubATO di Roma e di Latina venissero conferiti in discarica senza un previo trattamento, e che non avesse creato, nella Regione Lazio, un’adeguata rete integrata di impianti per la gestione dei rifiuti. La Corte, dopo aver analiticamente richiamato le disposizioni comunitarie vigenti in materia, ha individuato il fine di tali disposizioni, nella parte in cui precludono il conferimento in discarica di rifiuti che non siano stati previamente sottoposti ad un trattamento, nell’obiettivo di «prevenire o ridurre il più possibile le ripercussioni negative sull’ambiente delle discariche di rifiuti ed i rischi che ne derivano per la salute umana». Alla luce di tale obiettivo la Corte ha ritenuto che gli Stati membri non possono limitarsi a prevedere trattamenti consistenti nella mera compressione e/o triturazione di rifiuti indifferenziati, dovendo invece «ricercare e mettere in atto il trattamento più adatto, compresa la stabilizzazione della frazione organica [dei rifiuti], al fine di ridurre il più possibile le ripercussioni negative dei rifiuti sull’ambiente e, pertanto, sulla salute umana». La Corte ha quindi ritenuto fondate entrambe le censure mosse dalla Commissione nei confronti della Repubblica Italiana, dal momento che quest’ultima, per sua stessa ammissione, alla scadenza del termine stabilito nel parere motivato di cui all’art. 258 citato consentiva l’invio in discarica di rifiuti c.d. “tal quali” nei SubATO di Roma e di Latina, e non aveva realizzato, nella Regione Lazio, un’adeguata rete integrata di impianti per la gestione dei rifiuti, che tenesse conto delle migliori tecniche disponibili.
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